Scritto da Antonio Murgia il . Pubblicato in Attività in codula.

Dentro "Su Molente" (prima parte)

 Entriamo a “Su Molente”.

lasciamoci accogliere dai blocchi sovrapposti del pozzetto di accesso alla cavità disarrampicando con cautela.
E’ solo un saltino non vi preoccupate.
Una corda agevola le operazioni di ingresso  e ci aiuta a calarci alla base della verticale di appena un paio di metri.
Qui ci attende un cunicolo che si fa strada fra i grandi massi sovrapposti, i quali creano una sorta di barriera naturale contro la furia del Rio Codula Ilune in occasione delle sempre più frequenti piene invernali.

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Se fate silenzio potrete ancora udire l’eco di quanti, per primi, dopo poche ore di duro lavoro, penetrarono nel cuore di questo suggestivo angolo  di supramonte, riaprendo le esplorazioni di un universo sotterraneo sconfinato, ferme da decine di anni.

 





Come potete osservare il cunicolo si approfondisce in una stretta diaclasi.

 

 

 

L’imbocco di questa frattura è stato frettolosamente disostruito in occasione della scoperta della cavità e solo successivamente bonificato dalle pazienti cure del nostro Gianni Dore.

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In questo punto, a guardar bene, è come se ci si trovasse su una sella di roccia posto che, alle spalle di chi si lascia lentamente scivolare verso il basso, si apre fra i catasti di pietre, un pertugio parallelo che sembra approfondirsi con minore pendenza.  Fino ad ora, non gli abbiamo dedicato particolari attenzioni e, anche adesso, in occasione della nostra visita virtuale alla cavità, ci disinteresseremo di questa variante, lasciandoci invece cadere per un paio di metri con la dovuta cautela, cercando a tentoni le vicine pareti.

Arrivati alla base fingiamo di non vedere la frana che occlude ogni passaggio a monte e ci approfondiamo, inseguendo la diaclasi in orizzontale, fino a quando questa non decide di sfondare in un saltino sempre angusto di una decina di metri attrezzato con scalette.

 

 

Ancora una volta, se ci si ferma ad ascoltare e non si presta attenzione agli  improperi ed alle  bestemmie che infestano l’aria in sottofondo, è possibile udire l’eco metallico delle decine di bombole che, in un saliscendi estenuante, in questi anni son state trasportate all’interno della cavità, leste a cozzare per ogni dove nella diaclasi di accesso.

Giunti alla  base della verticale si interseca una condotta. E' un evidente arrivo come attestato dai segni di ruscellamento sul pavimento. Va bene siete curiosi. Andiamo pure. Percorriamolo verso monte quest’area  e vediamo cosa ci riserva.

Un intrico caotico di massi che talora lasciano intravedere strette fratture ascendenti ci bloccano dopo appena pochi metri, lasciandoci supporre di essere in prossimità di passaggi collegati con le sovrastanti frane, prossime all’ingresso.

Forza. Seguitemi. Muoviamoci verso valle che è meglio. La condotta ben presto si apre in un primo slargo attraversato in periodi di forti precipitazioni da un torrentello che si lascia immaginare serpeggiante fra le sabbie del pavimento.

 

Qui la via biforca dirigendosi sia verso valle che verso monte. Per ora ci spostiamo proprio in quest’ultima direzione. Seguitemi.

Un più largo ambiente biforca ancora. Proseguendo sul livello di base un fastidioso passaggio, talora occluso da sabbie immette in un meandro serpeggiante che dopo qualche metro si allarga e si impenna per proseguire su una condotta superiore non facile da raggiungere se non per quanti abbiano una confidenza con la pietra migliore di quella del sottoscritto. Torniamo quindi indietro. Strisciamo nuovamente nella sabbia e, superato il basso passaggio da cui siam filtrati all’andata, risaliamo qualche metro sulla nostra destra. Inbocchiamo  l’accesso a relitti di fratture, anche di discreta ampiezza, sfondate in più punti dalle frane di calcare, basalti e graniti della Codula Ilune. Si tratta di ambienti rovistati a dovere che si sviluppano sempre in frana a diversi livelli ma non hanno dato adito, almeno fino ad oggi, a prosecuzioni significative.

Abbandoniamo questo caos di blocchi, passando per una curiosa finestrella che, comparsa quasi d’improvviso  poco più a monte, consente di immetterci su un meandrino parallelo alla scala di pietra appena percorsa. E’ questa, probabilmente, la via preferenziale che le acque scelgono per sfuggire al greto del Rio Codula Ilune, attraverso una miriade di fratture più o meno ampie, e scorrere verso il cuore di “Su Molente”.

Se seguiamo il serpeggiare delle pareti  verso valle ci affacciamo in breve sul meandro percorso in precedenza dal basso. Se la risaliamo verso monte, invece, questa disagevole via, ci offre la possibilità  di risalire fra i blocchi verso un probabile nuovo ingresso. Un ingresso che si lascia solo immaginare, senza aprirsi all’esterno, se non per fessure impraticabili che non lasciano filtrare la luce, ma sono attraversate da una discreta corrente d’aria che ci porta gli aromi della Codula ilune vicinissima in questo punto.

Se da un lato il meandro ci consente di risalire quasi in prossimità del livello di ingresso, ma ad una certa distanza da questo, essendoci spostati in pianta di diverse decine di metri,  dall’altro ci permette di proseguire verso il basso.  Ad un attento osservatore non sfuggirà, infatti, un passaggio sotto roccia che immette in un tortuoso cunicolo. E' una sorta di condotta forzata, per niente invitante, che stando alle sempre sommarie descrizioni di quanti han provato a percorrerlo chiude al momento in corrispondenza di angusti ambienti  franosi.

Bene. Vi siete persi? Spero proprio di no. Dalle righe che precedono sembra di essere dentro Su Palu eppure, non lasciatevi ingannare dall'indugiare del narratore sui particolari. Purtroppo ci siam spostati in pianta di poche decine di metri.

Ritorniamo sui nostri passi meandrino, finestrella, ambiente in frana, ora discendente, nuovamente fondo sabbioso, condotta di ingresso.

Bene abbiamo adesso lasciato alle nostre spalle i rami che risalgono verso il Rio Codula Ilune. Spostiamoci verso valle e verso il cuore del sistema. Non dimentichiamoci che siamo dentro il grande complesso della Codula Ilune. Guardatevi bene attorno. Su Molente  saprà farsi apprezzare.

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Una condotta concrezionata di poche decine di metri ci porta in corrispondenza di un crocevia di cunicoli e fratture. Per chi arriva dalla galleria di accesso e sposta lo sguardo sulla sinistra, noterà poco più avanti la partenza di una condotta che retroverte e che, nell’idea di molti, dovrebbe ricongiungersi, più a monte, con la condotta di accesso, motivo per cui è stato interrotto un promettente scavo.

Se guardiamo proprio di fronte a noi noteremo, invece, la partenza di una condotta forzata ostruita da sedimenti sabbiosi e terrosi dall’andamento discendente. E’ probabile che, questo poco invitante cunicolo, porti a congiungersi più avanti con la galleria principale. Il dubbio permane visto che, fino ad oggi, questa variante non è stata ritenuta degna di particolari attenzioni proprio perché discendente ed angusta.

Se continuiamo a guardarci attorno e ci spostiamo qualche passo in avanti, stavolta un poco a destra, si può imboccare la condotta della “Chiocciola” con il suo curioso canale di volta. La condotta risale tortuosa, come una sorta di scala a chiocciola appunto, sfondata in più punti sulla sinistra da diversi arrivi, che esplorati per diversi metri in forte pendenza, dovrebbero portare all’esterno. Purtroppo anche questa via  è occlusa da concrezioni, conglomerato  e, in particolare, dal sedimento compatto.

Che si fa allora? Ci si ferma? Nemmeno per sogno! Poco prima dell’imbocco della Chiocciola sempre a destra per chi arriva dall'ingresso, si nota un basso passaggio dalla volta a botte, che consente, se svuotato, di strisciare per una decina di metri di cunicolo (primo sifone di sabbia) fino ad un nuovo slargo, in cui la volta torna ad alzarsi. La corrente d’aria qui è finalmente sensibile. Le piene si divertono ad aprire e chiudere ripetutamente questo passaggio chiave. Stavolta, grazie allo straordinario potere della nostra mente, lo immaginiamo aperto, il che ci  consente di risparmiare qualche ora di lavoro per disostruirlo dalle onnipresenti sabbie.

 

....l'esplorazione continua....