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Il GSS a Su Palu (terza parte)

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Il campo di "El Alamein" è vicino, una distesa sabbiosa alla base di un grande e accogliente ambiente.
Bellissima. Stavolta posso soffermarmi sui dettagli e la grotta ritrovata dopo troppo tempo pare salutarci con le sue meraviglie di pietra e d'acque.
Sergio torna giù al lago a preparare il set fotografico lo raggiungo poco dopo e quasi mi commuovo nel vedere nitidamente la bella cascata ben illuminata dai faretti che abbiam trasportato fin qui.

La luce è calda e le foto non riescono, ma vi garantisco che per gli occhi è stato uno spettacolo di una bellezza disarmante. Sono in piena sintonia con la grotta. In questo momento sono sereno.

 

Rientriamo al campo ci sistemiamo e ripartiamo verso “Lilliput”. Ancora qualche passaggio aereo  protetto da un traverso o da spezzoni di corda attraverso i quali tirarsi su, prestiamo la dovuta cautela  ma non è niente di particolarmente difficile, e siamo nell'immensa galleria.


Facciamo delle belle foto al “Laghetto delle Fate”.

 

Qui Fabio si accorge di aver dimenticato la maniglia e torna a prenderla in autonomia. Per lui è la prima volta a Su Palu ma sembra pienamente a suo agio.  
Riprendiamo il cammino risalendo e discendendo le alte pietraie intuendo l’occhieggiare dei rami fossili molto più in alto, probabilmente, l'antica rete di scorrimento idrico a leggere i resoconti di quanti hanno negli anni esplorato quel dedalo di condotte sovrapposte su diversi piani e talora intersecantisi decine di metri più in alto.

Lasciamo alle nostre spalle la via per risalire verso quegli ambienti sospesi armata con corda fissa, superiamo anche  ill "Pejote", sempre sul versante sinistro della grande galleria..., una condotta circolare che conduce, con un salto finale di una decina di metri, alla sottostante galleria del "Sand Creek" adornata con dune di sabbia e da quest’ultima al sifone di  "Sa Ciedda" da cui emerge il "Blue Nile".

 

Proseguiamo la marcia con calma  fino all' "Archetto" e alla "Grande Curva" con i suoi massi ciclopici.
Qui in parete sinistra provo ad indovinare la partenza dei rami di "No Buono" e "No Male" che dovrebbe trovarsi da qualche parte poco più in alto, alla sommità di una risalita e di un successivo traverso. Colgo i vuoti, sempre maestosi tutti attorno, ma non le corde.

 

I grandi blocchi di pietra ci scivolano attorno mentre ci addentriamo ancor più in profondità nella ciclopica galleria che in quest'area riduce la sua  sezione  e mostra, evidenti, i livelli di frequenti allagamenti invernali probabilmente dovuto a copioso stillicidio. Suggestivo!
Superiamo la zona H e, muovendoci attraverso la frana, affrontiamo dei passaggi in arrampicata che conducono al "Tesoro di Morgan" e alle sue pareti drappeggiate da arabeschi calcarei attorno a bianche colate.

 

Ancora qualche foto, quindi nuovamente alti ambienti fino alla partenza di una risalita. Siamo al "Finale di Lilliput" poco oltre il "Pozzo Oliena" che dall'alto dell'incredibile dedalo di rami fossili, con una calata di diverse decine di metri riporta in galleria.
“Be Anto hai finito” mi dice una vocina...che riecheggia in lontananza nella mia mente...appena un bisbiglio che mi lascia indeciso sul da farsi...
Non sono mai andato oltre questo punto.


“Be Antò ti tocca salire” mi dice Sergio, alle mie spalle, mentre Corrado e Fabio risalgono lentamente la parete.
Non c'è molto da discutere. Mi appendo mentre Sergio con i suoi suggerimenti mi ricorda  come si risale più correttamente una corda e come ottimizzare il passaggio dei frazionamenti.

Al vertice della breve risalita intervallata da un frazionamento, un basso passaggio su un macigno aggettante fra ali di vuoto, mi costringe a filtrare con attenzione fra grossi massi, in una posizione di maggior sicurezza. Siamo  nell’area del  "Su Palu low level" e dovremo risalire, per decine di metri, ben tre livelli della grande frana, seguendo indicazioni non sempre chiare e superando passaggi in arrampicata, almeno per me, non banali.
La via non è sempre intuitiva riusciamo anche a girare intorno prima di capire che il segreto è seguire la numerazione progressiva che normalmente compare in corrispondenza di poche intuitive balze tra i blocchi da risalire in opposizione per diversi metri.
Sergio mi delucida su posizioni e appigli e, ancora una volta, mi costringo a seguirlo.
Siamo in corrispondenza di un nuovo slargo, una corda ci aiuta a risalire l'ennesimo accumulo di massi enormi.  Fortunatamente, la troviamo in loco "ben" appoggiata sui crinali rocciosi e non, invece, abbandonata, come talora rinvenuta da Sergio e Corrado che qui son già stati in passato, sulla verticale degli sporgenti precipizi tutti attorno.
Alla sommità del gran cumulo di pietra, ci affacciamo su un ambiente finalmente più ampio, facilmente individuabile sul rilievo, circondato da alte ed aggettanti pareti. Un ambiente spettacolare che ci vede sospesi su  enormi blocchi di frana a mandar giù un boccone e qualche sorso d'acqua.
Corrado, che fino a qui ci ha guidato andando a memoria, segue ancora la corda, traversa, risale e traversa ancora per una quindicina di metri, per ritrovarsi, nuovamente, in una bella galleria orizzontale. Ci chiama. Sergio lo raggiunge mentre io e Fabio decidiamo di fermarci ed attenderli.

I nostri percorrono la sovrastante condotta orizzontale, affrontano un'ulteriore breve risalita su corda e si immettono nel grande ambiente terminale della cavità. Sono a "Disneyland" e si muovono per ambienti di frana e  pietraie in forte pendenza fino al grande salone terminale. Quest'ultimo rappresenta uno dei punti più elevati del sistema carsico, diverse decine di metri più in alto  rispetto alla quota di ingresso, non distante dall’esterno e da un probabile nuovo ingresso, ancora non rinvenuto da quanti ripetutamente, negli anni, vi hanno dedicato le loro attenzioni.

Nascoste da qualche parte, in quest’area, ci sono delle eccentriche molto suggestive.

Sempre in zona vi è inoltre il passaggio chiave per gli ambienti di "Paperopoli". Un livello sottostante di condotte e cunicoli che  esplorate dagli speleologi cagliaritani dell'USC,  rappresenta ancora oggi il limite esplorativo in queste remote lande.


Con Fabio inganniamo il tempo  scendendo nuovamente alla base della corda che ci ha portato al vertice del cumulo di blocchi per frugare fra le frane sottostanti.

In lontananza sentiamo gli amici del GSAS che, finalmente arrivati, visitano la grande galleria per fermarsi al "Finale di Lilliput".
Noi spegniamo i caschi e aspettiamo per oltre un’oretta i nostri amici.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Giugno 2011 17:27  

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