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La cerca del Bue continua...

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Qualche mese addietro, con Sergio ci siam dedicati a seguire le fratture che dagli alti bastioni si lanciano lungo le pareti che si affacciano su una delle anse di maggior suggestione della Codula Ilune, disegnando antiche vie d'acqua sui calcari addobbati dai verdi di boschi e rampicanti. Nell'occasione individuavamo in sequenza, ben nascosti nel folto della vegetazione, almenotre pertugi impraticabili, lasciavamo in pace  il primo nel suo giaciglio di rovi e facevamo finta di non vedere l'ultimo, nascosto dietro un robusto tronco. Superate frasche e rampicanti di svariate dimensioni ci dedicavamo invece al secondo. Un duro lavoro ci consentiva di ampliare una condottinadi accesso nella terra ad una prima saletta. Le tute speleo che avevamo con noi negli zaini non erano indossabili a causa del fangodi cui si erano inzuppate la giornata immediatamente precedente, dedicata ad una attenta rivisitazione delRamo del Bue dentro Su Molente. Dopo uno scavo deciso mi ritrovavo a strisciare su pietre e terriccio e mi lasciavo letteralmente cadere in un piccolo e basso ambiente sovrastato da un camino,adornato da una colonnina con colata che pareva nascondere una prosecuzione in verticale.  

L'aria era flebile ma da queste parti, abbiam scoperto, non è sempre indicativo.In breve mi raggiungeva anche Sergio e insieme provavamo ad allargare, invano, un pertugio lateralestrettissimo, in roccia che parrebbe dare adito, superato unblocco di conglomerato chene ostruisce buona parte della sezione, ad un nuovo ambiente.Le nostre attenzioni non sortivano il risultato atteso per cui, con una certa sofferenzaper la ristrettezza dell'ambiente tornavamo all'aria aperta. dopo aver immortalato l'ameno luogoappena visitato.La nostra "passeggiata" mi portava a sbirciare, ancora una volta, fra i rovidove un banco di roccia fratturata attirava la mia attenzione. Non quella di Sergio che, nell'occasione,si dilettava in una sana pennichella, incurante dei miei sbuffi e borbottii fra i grossi blocchi di pietracoperti di terra. Un oretta di duro lavoro mi consentiva di aprire dei varchi sul nero ammiccante,  ma ancora non era chiaro se nascondesse ambientiipogei posto che mi trovavo sopra una frana addossata contro paretead una quindicina di metri almeno sopra il letto del torrente.mirabolanti prosecuzioni.il pertugio nella terra smossa, non si lascia prendere dallo sconfortoma si dice ispirato....Lo attacchiamo da più punti ma non riusciamo ad averne ragione.E' proprio lì incastrato tra la parete e le grosse pietre della frana. E' davvero pesante  e possiamo solo ridurne le dimensioni.Corrado vista la mala parata decide di lavorare poco più a lato e smossa una pietra, smossa un'altra pietrala volta di un ambientino avvolto nell'oscurità frana sulla terra sottostante.Incredibile. Non credo ai miei occhi.Roba da non crederci. L'aria è flebile poco più in basso come mi comunica Corrado intento a bonificare le pareti, prima di scendere un saltino di un paio di metri. Scende.non è mai stata troppo generosa con noi cheda tre anni la vezzeggiamo, la corteggiamo,ne carezziamo le spigolose o tondeggianti e sensuali forme di pietra(...silenzio silenzio....no....chi ha detto che la malmeniamo...?...come? la tormentiamo....?....no no....la picchiamo? non voglio neanche sentire queste parole...diciamo che come nelle migliori famigliea volte si discute...). Comunque torniamo al nostro discorso. Dicevo che sono ormai tre anni che proviamo a farle capire quanto la amiamo ma ogni ulteriore passo nei suoi labirinti di roccia ed acqua è costato grandi sacrifici, giornate e giornate di lavori forzati ripagati da qualche centinaio di metri di esplorato. Purtroppo anche questa volta non è da meno.atterra su uno scivolo di terriccio e pietrisco che diviene poco più in basso uno scivolo di sabbiache parrebbe biforcare attorno a una concrezione.e a parte sondare quanto ci circonda, per poi scoprire che quasi dovunque si può proseguire fra le sabbie,non possiamo fare altro.Bisogna lavorare. Come sempre. E prima di dare per chiusa questa nuova"perla codulesca" dovremo almeno tirar fuori qualche secchio di terra bruma e di sabbia finissimaper abbassare  il livello di un paio di metri e poter lavorare verso il cuore della montagna.Il lavoro sembra fattibile con la partecipazione di qualche volenteroso. Lo so, lo so... i cantieri sono troppi....ce ne sono di più importanti.... però non dimentichiamoci di questo!!!! 

 

Ovviamente ci son ritornato con Corrado questo week end promettendogli  La giornata è appena velata ma comincia a farsi sentire il caldo. Del torrente che gorgogliava verdeggiante fino alla settimana scorsa rimangono solo poche pozze.

Il giovane è gasato al punto giusto e quando vede

Il primo paio d'ore lo dedichiamo a liberarci di un enorme masso posto come a guardia dell'ingresso.

Mi sembra di rivedere l'ingresso di "Su molente" o quello del "Ramo del Bue".

Bene! Ora prima di proseguire permettetemi una premessa. Dovete sapere che la Codula Ilune Corrado si lascia scivolare fra i blocchi alle sue spalle e la parete di roccia viva, 

La discenderia sabbiosa sembrerebbe addentrarsi un poco nella montagna ma i sedimenti sono troppi

 

Commenti

avatar robyloru
0
 
 
Mitticoooo.....
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Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Aprile 2012 14:27  

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