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Dentro "Su Molente" (parte terza)

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Ma dove siamo?

Siamo in un’area di forte scorrimento idrico. Un'area di confluenza. Le acque che arrivano dall’alto  di evidenti arrivi si uniscono, nei periodi di più intense precipitazioni , con le acque che  provengono dalla condotta di ingresso, alle nostre spalle. E' probabile che nei periodi particolarmente piovosi questi torrenti confluiscano in gallerie allagate che accolgono anche le acque provenienti dal collettore allorché il sistema non riesce a smaltirne il deflusso .

Lo scorrimento idrico è evidente sul fondo sabbioso della galleria e, man mano che si  procede verso valle  i livelli delle piene, che si lasciano notare anche molto in alto sulla volta, colpiscono l'attenzione dei visitatori.

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Non abbiamo fretta. 

 

Spostiamoci verso valle lasciando l'esplorazione dell' area a monte a più tardi. quando torneremo sui nostri passi. La galleria, adornata da numerose concrezioni si abbassa per qualche metro, costringendoci carponi, per poi sollevarsi ancora, in una zona in cui le intrusioni basaltiche sono evidentissime.

In quest'area, se ci fermassimo a guardarci attorno, potremo notare, sulla destra per chi procede verso il fondo, l'ennesimo basso passaggio da affrontare strisciando.

 

Che dite andiamo a vedere cosa nasconde? Va bene. Seguitemi. Percorriamo questa variante. La bassa apertura  consente di spostarsi attraverso una più ampia condotta che,  perpendicolare alla galleria principale, si allontana da essa per una quindicina di metri. La condotta, dopo una decisa svolta ad angolo retto, diviene un disagevole cunicolo, parzialmente occluso dai sedimenti che procede pressoché parallelo alla Galleria delle Sabbie.

Qui abbiamo dedicato diverse uscite allo svuotamento del cunicolo avanzando con determinazione per alcune decine di metri fino a fermarci contro una barriera di terriccio compatto. La condotta prosegue completamente ostruita mentre alcune fessure sulla volta parrebbero arieggiare l'angusto ambiente. Dovremo tornarci e sicuramente torneremo. Ma non adesso. Vi devo mostrare il resto della cavità.

Ritorniamo nella galleria principale la cui volta si innalza nuovamente. Ancora sabbia, ancora concrezioni per decine di metri. Se non fosse per i depositi lasciati dalle acque di decantazione, questo luogo sarebbe uno spettacolo. Attraversiamo un’area di più intenso stillicidio, quindi un ambiente in frana  dalla sezione più ampia. Qui la galleria biforca per riunirsi poco oltre.

Seguiamo sempre la direttrice principale fino al termine della Galleria delle Sabbie. Il soffitto si innalza ancora e i depositi sono più ingenti. La galleria parrebbe interrompersi ma un basso passaggio ci consente di avere accesso alla Sala della Duna. che prende il nome da una candida duna di sabbia addossata contro una bella colata.

 

Un'mponente attività di scavo ,impostata sotto una parete lavata a lucido dalla furia delle piene del torrente sotterraneo, ha consentito di accedere ad un successivo breve cunicolo ed un ambiente sabbioso fino al lago-sifone che, esplorato da Roberto Loru e Leo Fancello, ha riaperto le esplorazioni subacquee del sistema della Codula iIune ormai sistema del Supramonte Orientale.

Gli speleologi sono riusciti ad approfondirsi fra le sabbie e intercettare la via verso il cuore del sistema grazie ad una palizzata di assi prima e di sacchi di sabbia poi. Immaginiamo, in questo frangente, che la precaria palizzata abbia resistito alle furie delle recenti piene e affrontiamo quest’ultima serie di passaggi in scioltezza.

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La nostra corsa verso valle si ferma qui, in corrispondenza del lago terminale.  Ci fermiamo qui anche se verrebbe voglia di scavare qua e là poiché l’ambiente, a causa dei depositi ingenti di sedimento, si mostra meno ampio ci quanto sarebbe in realtà . E’ possibile infatti spostarsi lateralmente, scostando la sabbia in gran cumuli e provare ad individuare eventuali altri passaggi subaerei. Ma è un’impresa anche perché non si ha abbastanza spazio per depositare il materiale.

 

Ci fermiamo qui perché non abbiamo con noi mute e bombole. A roberto Loru e Leo Fancello lascio il testimone per guidarvi virtualmente tra gli ambienti suggestivi post-sifone e le successive grandi vie sommerse, parzialmente esplorate verso valle e la Risorgenza di Cala Luna,  e verso monte in direzione di Su Spiria.

Noi torniamo indietro, ripercorrendo a ritroso i nostri passi anche perché, se pur vi sembrerà di esser dentro da ore ed ore, ancora molto rimane da vedere. Superiamo il basso passaggio che separa la Sala della Duna dalla Galleria delle Sabbie . Stiamo tornando indietro ma alla nostra destra un basso, quasi impercettibile, cunicolo fa capolino. Come non l’avete visto? Guardate è proprio lì.  Dietro quella duna di sabbia. Lo vedete? Diciamo che non è proprio evidente. Ma è interessante e proprio per questo ora vi racconterò la sua storia.

Per farlo devo tornare indietro di qualche anno. Leo Fancello e Roberto Loru sono impegnati nell’ennesima immersione. Il sottoscritto, coadiuvato da Corrado Cocco decide di ingannare il tempo setacciando i  depositi sabbiosi della galleria antistante la Sala della Duna. Scava qua, scava là, prova qua, prova la si apre un passaggio oltre il quale occhieggia del nero fra concrezioni che affondano nella sabbia. Penetriamo appena in un ambientino angusto che parrebbe proseguire e che scorpiremo successivamente era già stato individuato ma non esplorato da Roberto Loru.

Con l'entusiasmo di chi si accinge a scoprire il nuovo ritorniamo agguerritissimi. In breve tempo liberiamo il passaggio di accesso alla nuova possibile diramazione. Lo scavo e impegnativo per la ristrettezza degli spazi a disposizione e ripetutamente ci si sposta avanti e indietro per portar fuori la sabbia. Un lavoro al quale purtroppo siamo abituati.

 

Corrado riesce a passare una prima strettoia, quindi supera un breve condotto ascendente che lo porta in corrispondenza di una salettina dove si può sostare in piedi. Il pavimento è formato da sabbie. Davanti a noi una colata impedisce di proseguire. Corrado si arma di pazienza e, quasi nel nulla, riesce ad aprirsi un piccolo passaggio fra la concrezione ed il fango che riveste la parte del fondo.

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Riesco a passare fra i fanghi che mi avviluppano e sbuco in una stretta condotta forzata, discendente, occlusa da terriccio e sabbie. Non posso stare in piedi e a malapena riesco a passare un po’ di terra e fango a Corrado dall’altra parte per farmi spazio e guardarmi meglio attorno.

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Si fatica molto e ci si sporca ancor più. Quando decidiamo di sospendere i lavori e rinviarli a data da destinarsi....mi ritrovo con tutt'attorno la roccia lavorata da un antico scorrimento idrico e la condotta ricolma di sedimenti che occhieggia dabbasso. Siamo ormai quasi irriconoscibili e sinceramente son preoccupato sul dove e sul quando  mi troverò a lavare la mia povera tuta speleo.

La direzione comunque è promettente. Si stà lavorando in prossimità del tratto sifonante e dell’antistante saletta spogliatoio per cui potrebbe darsi che qualche volenteroso possa in futuro, per queste lande, provare a tagliare in direzione degli ambienti post sifone verso valle. Non ci siamo più tornati.

Oggi, nell'ambito del nostro tour, non ci torneremo ma l’auspicio è che qualcuno, prima o poi, torni a curiosare attorno alla simpatica concrezione che mi son permesso di battezzare Moby Dick e che si staglia dinanzi alla colata terminale e alle misteriose condotte retrostanti.

[....l'esplorazione continua...]

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Dicembre 2010 21:11  

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