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S'Incontru

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Nel mese di giugno di quest’anno, il complesso di Su Palu-Su Spiria, è stato unito alla grotta di Su Molente, già in precedenza collegata al Bue Marino. Il risultato della importante giunzione è un gigante ipogeo di oltre 70km che si pone, al momento, come il sistema sotterraneo più esteso d’Italia.  

Una organizzata punta esplorativa della Federazione Speleologica Sarda, partita da Su Spiria, ha portato a raggiungere, prima il punto terminale dell’esplorazione a valle del sistema, quindi ad esplorare poche decine di metri di nuove condotte, fino alla volta di un grande ambiente sommerso. Un labirinto di buio difficile da decifrare e da inseguire. Qui, complice un riottoso svolgisagola, è stata la grotta a decidere che era arrivato il momento di farla finita, prendendo per mano gli esploratori e guidandoli verso il basso, fino ad incontrare le sagole passanti, degli speleosubacquei del Team Su Molente, già in precedenza giunti dal basso in queste regioni remote, e provenienti dalle propaggini più a valle del sistema sotterraneo.

L’esplorazione a prescindere dal vivace lieto fine, è stata senza dubbio notevole per impegno fisico ed organizzativo.

I sub, coadiuvati da decine di speleo-sherpa, dopo aver disceso i pozzi iniziali, affrontato i più angusti passaggi in frana, e infine attraversato splendide gallerie, hanno raggiunto il lago terminale e il sifone a valle della grotta di Su Spiria, esplorato per la prima volta da Roberto Loru, Leo Fancello e Diego Vacca nell’ormai lontano 1995.

Superato l’ostacolo, una galleria sommersa lunga 210 metri, per una profondità massima di -25, intervallata da due laghetti, si sono immessi, attraverso la scoscesa china sabbiosa di “S’arena Promissa”, nella gigantesca galleria di “Commomicheseseaccantacante”. La progressione è proseguita sul livello attivo. Superata una breve condotta sifonante, che consente di evitare gli enormi e complicati ambienti fossili sovrastanti, gli speleosubacquei hanno raggiunto il secondo sifone di 50 metri di lunghezza. Tornati all’asciutto hanno attraversato i 1.100 metri della magnifica galleria “Gianni Pinna”, contraddistinta prevalentemente dall’alternarsi di dune sabbiose e specchi d’acqua, fino al “Lago Meda Frittu Meda Longu” di ben 450 metri. Si sono quindi immersi nell’ennesimo sifone, il cui tratto iniziale è stato sagolato, per primo, dal nostro Roberto Loru, arrivato fin qui, a più riprese, tra il 2000 e il 2001.

Il sifone, lungo 45 metri, li ha portati a riemergere in una galleria dove il torrente torna a scorrere a pelo libero per i primi 40 metri, per poi nascondersi nei successivi 150. Qui grandi vuoti si innalzano verso un soffitto altissimo che si perde nel buio di ammiccanti camini. E’ la Galleria dello Specchio e porta all’attacco del quinto sifone, nascosto sotto le acque scure di un grande lago, parzialmente esplorato, per la prima volta, nel 2001 da Diego Vacca, con il supporto di Toto Addis e Sandro Tuveri. Superato il tratto sifonante, lungo 80 metri con una profondità massima di -14 metri, già attraversato, nel luglio 2003, da Diego Vacca, Alessandro Tuveri e Marcello Moi, gli speleosubacquei tornano all’asciutto per scavalcare, attraverso una condotta ascendente e l’attrezzamento di un salto di pochi metri, una frana all'apparenza insormontabile, e raggiungere il vero limite esplorativo, dopo una progressione di ulteriori 50 metri in galleria.

E’ da qui che sono partiti alla ricerca di "S’Incontru", ormai vicinissimo e a portata di sagola grazie alle esplorazioni del Team Su Molente, capace di raggiungere, dal basso, le profondità di queste aree remote e spostarsi ben oltre nel cuore della montagna.  

Nella fattispecie saranno le sagole posate da Daniel Hutñan e Miroslav Manhart nel 2014 a suggellare la conquistata giunzione. I forti sub della Repubblica Ceka, a pieno titolo parte del Team Su Molente, provenienti da valle, si erano in precedenza spinti, ben oltre il punto di giunzione, in corrispondenza del quale avevano segnalato alcune potenziali prosecuzioni nella volta della galleria sommersa. Erano invece riemersi poco più avanti, in un lago alla base di un gran pozzo ascendente, impercorribile senza attrezzature, per poi proseguire più in basso fra le acque freddissime e nerissime della montagna segreta, inesplorata.

Bibliografia relativa le esplorazioni del sistema a monte:

Roberto Loru, “Su Spiria: superato il sifone a valle”, in Sardegna Speleologica n.8 dicembre 1995 pp.3-7; Mario Pappacoda, Su Spiria dopo il sifone: Commomincheseseacantacante…”, Sardegna Speleologica n.10, dicembre 1996 pp.42-; Alessandro Tuveri “Su Spiria ’97: ed ora vi racconto di un sogno…” Sardegna Speleologica n.12 Dicembre 1997; pp.23-28, Alessandro Tuveri “Su Spiria ’99: superato il secondo sifone a valle”, Sardegna Speleologica n.16, Dicembre 1999-Giugno 2000 pp.11-16; Toto Addis “Su Spiria 2000: esplorazione oltre il secondo sifone a valle” in Sardegna Speleologica n.17 Dicembre 2001 pp.18-21; Diego Vacca “Su Spiria 2001: le ultime esplorazioni” vedi Sardegna Speleologica n.18 del giugno-dicembre dicembre 2001, pp.10-17); Alessandro Tuveri “Esplorazioni speleosubacquee 2003 a Su Spiria e Su Palu”, Sardegna Speleologica n.20 Giugno Dicembre 2003, pp.22-25; Mario Pappacoda, "il complesso carsico della Codula Ilune", Sardegna Speleologica n.24, Aprile 2009, pp.17-31.

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Ultimo aggiornamento Sabato 10 Dicembre 2016 21:10  

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