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La diaclasi del Bue

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Era il 20.11.2010 quando per la prima volta scrivevo un resoconto sulle alterne vicende che ci avevano portato ad approfondirci in una evidente diaclasi ricolma di sedimenti compatti, poco distante  dall’ingresso della grotta di “Su Molente”. Nell’articolo ricordavo la scoperta della cavità nel più lontano novembre 2007 quando, durante l’ennesima battuta esterna congiunta GSS-GRA, Roberto Loru, nel farsi spazio, nell’intrico di una vegetazione foltissima, rinveniva sepolto da un caotico sovrapporsi di  frasche e di rovi, l’evidente accesso ad una frattura in roccia viva, quasi completamente occlusa dai detriti portati dalle frequenti piene.


La frattura, in posizione decisamente interessante per accedere ai rami terminali del ramo sud del Bue Marino, si approfondiva per un paio di metri, arrestando la sua corsa verso il basso contro un basamento occluso da ingenti quantità di detriti, grossi ciottoli, lame di calcare e terriccio. La frattura si allungava per qualche metro sia verso monte che verso valle. Decidemmo di approfondirci nell’area centrale, quella dalla sezione più ampia, quella che presumibilmente  assorbiva la maggiore quantità d’acqua,  durante le forti precipitazioni o in occasione  delle rovinose piene del vicino torrente. Vi lavorammo senza sosta in piena sinergia con gli amici Leo Fancello e Maria Masuri del GRA Dorgali fino ai primi mesi del 2008. Tra il febbraio del 2008 e il maggio del 2009 le visite da parte del nostro gruppo sono state occasionali essendo l’attività concentrata dentro la grotta di Su Molente cui regalammo il nuovo ingresso del Ramo del Bue ma anche più  a valle nell’Inghiottitoio delle Sabbie, l’ennesimo tassello di un puzzle sotterraneo davvero intricatissimo.


Nel 2009 riprende quindi con rinnovata intensità l’attività di scavo alla “Diaclasi del Bue”. Gli onnipresenti Corrado Cocco, Sergio Firinu, Roberto Loru, Gianni Dore, Pietro Manca, oltre al sottoscritto si impegnano con maggiore assiduità nella complessa attività di scavo, supportati dall’occasionale presenza di altri membri del nostro gruppo, tra loro Enrico Melis, progressivamente sempre più presente nell’attività in Codula Ilune, Giovanni Manca, Giuseppe Dussoni, Fabio Franchini e Marco Marrosu. Nello stesso periodo assieme a Sergio Firinu mi intestardisco a liberare dai sedimenti la prosecuzione della diaclasi verso valle nel tratto superiore  a margine dello scavo principale. Scaviamo un tunnel di almeno sei metri intercettando dopo un’intensa e talora pericolosa disostruzione orizzontale l’ennesima diaclasi che lo taglia  perpendicolarmente. In questo punto ritroviamo, in uno spazio comunque angusto, la stazione eretta, su un pavimento di detriti e ciottoli più grossolani che non da adito a più facili prosecuzioni e sotto la volta  di una pericolosa frana. Lasciamo in sospeso anche questa possibilità e torniamo a seguire il pozzo principale. Qui il lavoro appare complesso, reso ancor più impegnativo dal progressivo restringersi del diametro della diaclasi man mano che ci si approfondisce.  L’esigenza di allestire un cantiere per scavi via via più profondi, di farsi spazio fra le lisce pareti calcaree, di  ripulire le pareti da pericolosi massi in bilico, nascosti tra i sedimenti ai lati della via di preferenziale discesa, la necessità di portar fuori grandi blocchi di pietra o altrettanto robusti ciottoli tondeggianti, assieme ai copiosi depositi terrosi,  rallentano e complicano oltremodo le delicate operazioni, fiaccando i partecipanti nel fisico e nel morale.

Il 6.03.2010 si raggiunge una quota stimata in 9 metri  portati a 11 metri. nel mese di maggio e a quasi 14 metri alcuni mesi dopo. Nonostante la costanza i lavori, via via meno partecipati, procedono necessariamente a rilento faticosissimi e tediosi.

Il 9.10.2010 una squadra mista composta da speleologi del Gruppo Speleologico Sassarese e del Gruppo Ricerche Ambientali di Dorgali con la partecipazione di Marcello Moi del Centro Speleo Archeologico Dorgali "Vittorio Mazzella", e  di speleologi provenienti dalla Repubblica Ceca da anni impegnati nell’esplorazione del Bue Marino e delle sue complesse propaggini meridionali prossime alla Codula Ilune, torna ad affacciarsi sulla "Diaclasi del Bue". Nell'occasione  una complessa operazione di rilievo interno esterno, consente di  stimare in circa 25 metri la distanza complessiva in verticale tra la squadra di speleosubacquei  riemersi al Bue Marino in una complessa e remota zona prossima all’area di scavo e gli speleologi in superficie. I sub rientrati attraverso il lungo sifone del ramo sud e le spelendide gallerie di ingresso alla cavità, dichiareranno in seguito di aver percepito nitidamente  il rumoreggiare di martelli e scalpelli fra le nude pareti dell’ormai profonda diaclasi. L’entusiasmo si riaccende e gli scavi riprendono a gran ritmo per poi tuttavia essere riabbandonati a causa della ristrettezza degli ambienti. Dopo anni di lavori ci si ritira per rifiatare. La Diaclasi del Bue però ha un nuovo assiduo visitatore, Marcello Moi da qualche tempo entrato nel team di pazienti cercatori del Bue Marino, e parte attiva dell’esplorazione. Marcello imperterrito continua ad approfondirsi lentamente, inizialmente quasi in solitudine, solo occasionalmente supportato, quindi in compagnia della sua compagna Patrizia. Insieme, riescono a conquistare ulteriori cinque/sei metri portando la profondità dello scavo a quasi 20 metri. Una profondità inimmaginabile nell’ormai lontanissimo 2007. Se la verticale è quella giusta, ma non possiamo avere la certezza di ricadere con precisione sulle anguste, sottostanti, condotte del Bue Marino, dovrebbe mancare ancora una distanza variabile tra i tre metri e i cinque metri. Ancora molti ma decisamente pochi se rapportati alla quota di partenza. Oggi mi ritrovo nuovamente qui con Corrado, Roberto, Gianni ed Enrico per provare a riprendere ad offrire il nostro contributo alla sempre più complessa attività di scavo.


Per provare a finire ciò che si è cominciato. Eccomi che mi calo con imbrago e attrezzi debitamente montati fino ad un primo gradone roccioso, lo ricordo benissimo. Scendo ancora diversi metri più stretti fino ad una conca nella parete, una sorta di abbozzato riparo stttoroccia, che segnava l'ultimo tratto dei nostri precedenti lavori. Da qui non si vede più l’ingresso, solo il buio solo le pareti vicinissime. Marcello e Patrizia han fatto un ottimo lavoro sebbene la diaclasi si restringe ulteriormente costringendo chi lavora in posizioni impossibili.

Si rende necessario allargare almeno nell’area del fondo ed è ciò a cui ci si costringe oggi. Dopo Roberto e Corrado, infaticabili, è quindi toccato a me scendere  nell’angusta diaclasi, dare il mio modesto contributo ai lavori. I materiali e i detriti risalgono lentamente, accompagnati dal rumoreggiare sordo del secchio contro le pareti e dal terriccio che talora ricade dall’alto ricordandoci la pericolosità del luogo. Non vi sono vie di fuga per quanti si trovano più in basso. Dopo aver riempito qualche secchio il mio lavoro è finito. Devo risalire. E’ un’esperienza mistica. Monto gli attrezzi ma la ristrettezza del luogo mi suggerisce di provare a risalire in libera. Trovo a fatica qualche appiglio. Riesco a farlo per un paio di metri poi un passaggio al limite, quasi il mio limite, fra pareti liscissime, mi ruba energie fisiche ed emotive. Mi aiuto con gli attrezzi ma perdo tempo ed energie. In un modo o nell’altro, maledicendo la forza di gravità che mi ha consentito all’andata di arrivare sin qui, mi tiro fuori dalla morsa delle pareti davvero troppo vicine in questo punto. La diaclasi acquista appena qualche centimetro di larghezza ma mi sembra di tornare a respirare,  rivedo la luce esterna in alto, in lontananza. Mi tiro su faticosamente ma senza fretta cercando il mio equilibrio con l’ambiente poiché in queste situazioni in questi luoghi non vi è altra soluzione. Non puoi uscire e basta, devi arrivare ad un compromesso con le tue emozioni con le tue energie, ragione e istinto giocano alla guerra senza esclusione di colpi mentre cerchi di trovare il tuo spazio tra la roccia tutt’attorno, cerchi il tuo equilibrio con il tempo e con l’ambiente severo ma è il tuo "quando" e il tuo "dove", è ciò  che hai in quel momento e puoi solo accoglierlo, viverlo, poiché ci sei dentro. Ancora piccoli passi verso la luce del giorno. In un modo o nell’altro sono fuori.

Blatero qualcosa sul senso delle cose e sul senso di quello scavo quindi passo il testimone a Roberto che instancabile torna dentro e ci fa tirar fuori ancora numerosissime ceste di materiali. Ora l’ambiente è più largo. Lasciamo ancora una volta il testimone a Marcello e Patrizia, sperando possano far tesoro di tanto spazio e possano approfondirsi ancora cercando, per quanto possibile, di conservare quella sezione, quel minimo spazio vitale, avvicinandosi e avvicinandoci ad una meta affatto scontata. L’obiettivo sono le remote regioni del ramo sud del Bue Marino lo spalancarsi di nuovi orizzonti esplorativi nel cuore del massiccio calcareo alla sinistra idrografica del rio Codula Ilune. Una bella giornata, una giornata speciale, si chiude al tramonto allorché, ancora una volta, in ordinata fila indiana risaliamo per le pietraie e i ghiaioni boscosi della Scala di Su Molente.

 

Antonio Murgia

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