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Alla ricerca di "S'Incontru" - novembre 2013

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Ecco l’articolo che avevo tempo addietro predisposto e mai inviato per Speleosar. Descrive la due giorni codulesca per tentare dii arrivare al  fatidico S’incontru. Lo pubblico ora, tirato a lucido, riveduto e corretto, sul nostro sito, come è giusto che sia, tediandovi come sempre con un’overdose di parole.  Buona lettura.

 

 

Con qualche ora di sonno addosso posso finalmente ricomporre i pensieri e i ricordi, sensazioni e immagini, di questa  ennesima bella impresa  della nostra Speleologia.  A dire il vero, quando alle cinque del mattino mi son ritrovato a vagare fra le scure sagome della Codula Ilune, in compagnia di Sergio, quello dell’USC, che spesso mio malgrado si è trovato a fare strada, in direzione del campo, con l’ennesimo sacco-bombola, sulle spalle, mi son chiesto le ragioni del tutto e, devo dirvi, non ne ho trovate granché. Le ritrovo ora  dopo qualche ora di sonno e i bellissimi ricordi di una due giorni in Codula Ilune certamente da incorniciare. Da cosa cominciare allora.  Forse dal piacere di trovarmi per anguste diaclasi e più comode gallerie con “ragazzi” e “ragazze” del nostro mondo speleo, veterani o nuovi adepti. Capaci di entrare al mattino dentro Su Molente e ritornarvi  in tarda serata o, meglio, nel cuore della notte, a recuperare materiali pesanti e ingombranti. O, forse, potrei parlarvi della passeggiata tardo pomeridiana con Leo Fancello verso il campo allestito a Cala Luna,  a cercare una bombola scomparsa, a cercare di sostenere il peso di un imprevisto che pesa molto più di quegli erogatori e della muta stagna che mancano all’appello. Il sistema è grande. Ci saranno nuove possibilità, anche per Leo, che ha già scritto il proprio nome su tante esplorazioni a monte e a valle del grande sistema,  trascinandoci e coinvolgendoci con la sua esperienza e competenza, con le sue storie e le sue imprese in questi fantastici sei anni di Codula di Luna.

Mentre mi sposto verso Cala Luna, in compagnia di Leo, mi torna in mente tutto. Dalla prima volta  che Roberto mi ha invitato a Su Molente, quando ancora non conoscevo S’Iscala e certamente non immaginavo che mi sarei trovato a percorrerla decine e decine di volte. Quando tutto sembrava nuovo e prometteva prosecuzioni in ogni dove. Avrei scoperto a mie spese che non sarebbe stato così semplice. Le prosecuzioni ci sono, senza ombra di dubbio, ma dobbiamo ancora trovarle e non smettere di cercarle.

Si. Mi torna tutto in mente, anche, quando, ormai in pochi, sempre gli stessi, dopo estenuanti trasporti di materiali, ripetuti di settimana in settimana, per portar dentro tutto e posare bombole ed erogatori sopra la grande duna, ci trovavamo ad attendere Roberto e Leo oltre sifone.

Ricordo di quando ci raccontarono del Lago di Murphy, di Su Gologonetto, degli enormi sifoni, di gallerie che esplodevano e sprofondavano nel buio di ambienti enormi, dei tanti punti interrogativi che si incontrano prima di giungere alla Sala dell’Attesa, di un lago terminale ove inizialmente non si era riusciti ad individuare la via giusta, e di un sifone laterale di acque trasparenti, che presumibilmente avrebbe portato a Carcaragone. Lo scopriremo solo più tardi, grazie anche agli amici della Repubblica Ceca. Lo scopriremo con un pizzico di ingiusto rammarico. Quel sifone li avrebbe condotti dritti dritti al Bue Marino, sempre sotto la Codula, ma sul versante opposto poche centinaia di metri più in la.

Ricordo, ancora,  quando, dopo l’ennesima sofferta esplorazione,  l’ennesima pesante sessione di trasporti, con il gruppo che per l’occasione si rianimava, Leo e Roberto andarono oltre. Si lasciarono alle spalle le dune di sabbia e i laghi della Sala dell’attesa per affrontare  l’ennesimo sifone di diverse centinaia di metri fino a riemergere e avanzare a fatica nei primi melmosi metri di un grande ambiente. La grande, misteriosa, concrezionata, galleria di vecchi e stanchi li avrebbe accompagnati, assieme al torrentello d’acque cristalline che tornavano a scorrere a pelo libero, per altri trecento metri fino all’ultimo sifone, l’ennesimo.

Non voglio qui dimenticare, l’esplorazione del tratto sommerso del Ramo del Bue, l’entusiasmante racconto di gallerie asciutte oltre sifone che con tenacia avremmo cercato e infine trovato, partendo dall’esterno dall’ombra del versante di Pedra Molina, regalando al sistema un nuovo, prezioso, ingresso.

In quelle occasioni non c’era nessun altro, o pochi, pochissimi altri,  oltre al GSS e al GRA Dorgali, e il pensare di aver fatto in pochi quel lavoro enorme di cui più avanti si sarebbe fatta carico l’intera FSS, mi inorgoglisce. Deve inorgoglirci non poco. Permettetemi di ricordare qualche nome poiché ogni tanto i nomi vanno ricordati: gli onnipresenti  Corrado Cocco, Sergio Firinu, Pietro Manca, Enrico Melis, Maria Masuri,  e ancora, Giuseppe Dussoni, Gianni Dore, Giovanni Manca, che in quelle occasioni spesso rimpinguavano la squadra, talora, occasionalmente, Marco Marrosu e Mauro Gaspa e, ancora, Gianni Cirullo, ma anche Carmelo Loggias e Ivan Lelli, oltre a Marcello Moi che a un certo punto si è reso conto che esisteva anche la Codula Ilune. Non posso non citare Fabio Franchini impegnato negli studi fuori sede e risorsa preziosa quando è riuscito ad essere dei nostri. Anche il nostro presidente Mauro Mucedda si è costretto, talora, a far capolino, per le gallerie e i cunicoli di sabbia e terra di quello sconfinato universo sotterraneo. Non voglio qui dimenticare le donne Grazia Salaris, Maria Augusta Lodde, Paola Dettori. Una grande squadra, un grande gruppo, tutti lì attorno al fuoco a sentire le storie della “Codula sotto la Codula”, narrate da Leo e Roberto, con la loro grande capacità di raccontare, di condividere, di animare e rianimare un’esplorazione che da sempre li vede impegnati in prima linea.  Sei anni.

Senza questi "ragazzi" e "ragazze", e certamente altri ed altre ancora, ma non riesco a  ricordarli tutti, senza un lavoro che è difficile anche solo immaginare per costanza e tenacia, per spirito di gruppo, per intuizione e sforzo operativo,  non saremmo qui oggi a decine, arrivati da tutta la Sardegna per provare a trovare S’Incontru e coronare questa prima parte della grande storia esplorativa del sistema carsico del supramonte orientale, a porre l’ennesimo, prezioso tassello su un puzzle che sempre più appare sconfinato.

Ma torniamo nuovamente al nuovo, più recente appuntamento con la cerca di "S'Incontru" con il gigante soterraneo che si nasconde dietro tunnel giganteschi invasi dall'acqua, lesto ad illudere per poi svanire tra laghi, drappeggi, concrezioni fuori e dentro l'acqua, grandi enigmatici vuoti.

Vi tedio ancora un poco per raccontarvi della snervante attesa del rientro degli amici, impegnati oltre sifone, al freddo sulla sabbia, in posizioni mai comode,  accarezzando l’idea coinvolgente di un ritardo dovuto all’agognata giunzione o rifuggendo il più angosciante pensiero di un qualche imprevisto. In compagnia di un'allegra e sonnolenta brigata, assieme a Silvia Arrica, Enrico Seddone, Carla Corongiu e a qualche altro, con Sergio Firinu cercavamo di non guardare l'orologio ove la lancetta si spostava lentamente tra le ore piccole.  In impaziente attesa, fino all’emozionante comparsa del baluginio delle luci dei sub e alla riemersione di Roberto e a seguire dei suoi compagni Diego, Sandro, Daniele, che riportano i dati dell’ennesima impresa. Poiché sia chiaro in quel labirinto di pietra e d’acque, in quel colosso sotterraneo che darà filo da torcere a generazioni di esploratori, ogni conquista è da ritenersi un successo. Niente S’Incontru anche stavolta ma esplorazione si, interrogativi risolti cui seguono altre domande,  porte che aprono nuove porte, mistero, ancora pagine da sfogliare, ma di questo penso che saprà raccontarci ampiamente Roberto anche qui sul nostro sito.

Come non ricordare, ancora quando tra sconforto e irritazione per un numero di portatori che all’interno pensavamo e speravamo essere più numerosi, il buon Lucio Mereu dopo qualche imprecazione, ci invita a prendere due zaini a testa e portarli indietro per la bella e concrezionata galleria terminale, fino a dove la volta si abbassa e bisogna tornare a strisciare, uno, due viaggi, avanti e indietro, assieme a Riele, Gianluca, Sergio per citarne solo alcuni, premiati, infine, dalla comparsa degli agognati rinforzi, capaci di entrare in grotta ad un’ora stavolta davvero improponibile della notte. Per finire mi verrebbe da citare quell’ultimo maledettissimo sacco che nonostante gli sforzi di Mimiu ed altri con lui alla base del pozzo di ingresso e di Sergio Pillai all’esterno,  proprio non voleva saperne di uscire, di passare per lo stretto pertugio tra i robusti blocchi calcarei. Svariati tentativi fino all’ultimo movimento quello giusto, di un Crobu redivivo,  rientrato nei ranghi, poiché nei ranghi c’è bisogno davvero di tutti. Eravamo in tanti, giovani e meno giovani, c’erano anche le cariatidi,  trascinatori e gregari. Una grande squadra. I miei complimenti a tutti, a volti noti e meno noti, di cui vorrei ricordare i nomi ma proprio non riesco. Grande sforzo collettivo, sabato come domenica, ove storie analoghe potranno essere raccontate da chi è rientrato in grotta a supporto dell’ennesima spedizione speleosub, stavolta verso valle e la risorgenza di Cala Luna. Uno sforzo collettivo che ci insegna a rifuggire protagonismi e individualismi ci spiega ancora una volta come non esistano certezze assolute, come tutto è ancora fortunatamente intatto e misterioso la sotto, che bisogna guardarsi bene dall’azzardare teorie prontamente smentite, ci dice a gran voce che  la Codula Ilune come altri luoghi nella nostra magica isola,  richiede collaborazione e impegno. E’, e resta, troppo grande per tutti noi. Insieme però potremo probabilmente toglierci qualche altra soddisfazione!

Antonio Murgia - Gruppo Speleologico Sassarese

Commenti

avatar Incredibile Hulk
+1
 
 
Mitico!!
avatar nanneddu
0
 
 
grandiiiiiiiiii iiiii
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Dicembre 2013 18:49  

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